Produttività e concorrenza estera
Matteo Bugamelli |
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Alfonso Rosolia* |
Banca
d'Italia, Roma |
In Italia il dibattito sulla recente deludente crescita
del prodotto si è focalizzato sull'aumento
della pressione competitiva da parte dei paesi in
via di sviluppo specializzati nei settori di punta dell'industria
manifatturiera italiana. Questo lavoro intende contribuire
quantificando esplicitamente gli effetti di tale concorrenza
sull'efficienza delle imprese e dei settori manifatturieri
italiani, facendo leva sulla natura esogena
dell'entrata nei mercati internazionali di nuove
imprese concorrenti localizzate nei paesi in via di sviluppo.
I risultati mostrano come l'aumento delle quote di mercato
dei paesi in via di sviluppo si traduca in un incremento della
produttività settoriale, soprattutto per effetto di
un processo di creative destruction che vede l'uscita
delle imprese meno efficienti e l'entrata di nuove imprese
più efficienti della media.
In Italy the debate on the recent growth
slowdown has focused on
the increased competitive pressures by developing countries
in sectors where Italy used to own a revealed comparative
advantage. This paper aims at quantifying explicitly
the effects of such pressures on the productivity
of firms and manufacturing sectors in Italy by relying
on the exogenous nature of the entry of firms located in developing
countries into world markets. We find a positive causal impact
of developing countries' world market shares on sectoral productivity,
mostly due to a creative destruction process with the exit
of less efficient firms and the entry of more efficient ones.
[JEL classification: C14, D24, F14, L601]
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* matteo.bugamelli@bancaditalia.it -
alfonso.rosolia@bancaditalia.it
Servizio Studi. Gli Autori desiderano ringraziare Andrea Brandolini,
Antonio Ciccone, Marco Magnani e i referee di questa rivista
per gli utili suggerimenti ricevuti. Un ringraziamento va anche a
Rosanna Gattodoro per il lavoro di editing sulle tavole.
Resta nostra la responsabilità di eventuali errori. I pareri
espressi in questo lavoro non corrispondono necessariamente
a quelli della Banca d'Italia.
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