Quando un’impresa allestisce una nuova sede, la discussione si concentra sulle scelte visibili: quante postazioni, che tipo di sale riunioni, quali finiture. La decisione che poi si legge in bilancio arriva più tardi, e di solito con molta meno attenzione di quanta ne meriti: se quegli arredi vanno acquistati, presi in leasing o noleggiati. La stessa scrivania, a seconda della formula, finisce tra le immobilizzazioni o tra i costi dell’esercizio.
Due strade contabili per lo stesso ufficio
Con l’acquisto diretto l’arredo diventa un bene dell’impresa: entra nello stato patrimoniale come immobilizzazione materiale e rilascia il proprio costo su più esercizi attraverso l’ammortamento. L’uscita di cassa è immediata, il costo fiscale arriva a rate.
Nel noleggio operativo il bene resta di proprietà della società noleggiatrice e l’impresa ne paga l’utilizzo con un canone periodico, che transita per il conto economico. Non c’è nessun cespite da iscrivere e nessun piano di ammortamento da gestire, e alla scadenza il problema di cosa farne dei mobili non ricade sull’azienda. Il leasing sta a metà strada: chiede un impegno iniziale e lascia aperta la strada del riscatto.