La carta di credito è uno strumento di pagamento sempre più diffuso, utile per gestire le spese quotidiane, fare acquisti online o viaggiare all’estero. Dietro la sua apparente semplicità si cela un sistema regolato da norme precise, che riguardano la trasparenza contrattuale, la sicurezza delle operazioni e i diritti del titolare.
Se pochi anni fa questo metodo di pagamento era riservato a pochi possessori di conti correnti, oggi le cose sono cambiate. Possedere una carta di credito, sia per esigenze personali che per fini aziendali, è diventata la norma, quindi anche il mercato finanziario si è adeguato di conseguenza.
L’offerta è così ampia che i consumatori possono contare su una scelta estremamente varia, al punto da rendere quasi “difficile” la scelta del miglior prodotto finanziario in base alle proprie esigenze di liquidità. Anche per questo si sono diffusi online numerosi portali di divulgazione e confronto delle offerte; tra i numerosi disponibili c’è il comparatore di carte di credito di Facile.it in cui trovare la miglior carta online per le proprie necessità.
Come funziona una carta di credito e cosa comporta
La carta di credito consente di effettuare acquisti o prelievi di contante posticipando l’addebito al mese successivo. L’operazione viene autorizzata entro un limite di spesa, detto plafond, stabilito dal contratto tra l’utente e l’ente emittente, solitamente una banca o un operatore finanziario. A fine mese, l’importo speso viene addebitato in un’unica soluzione sul conto corrente collegato, oppure, nei casi di carte revolving, può essere rateizzato con applicazione di interessi.

A differenza della carta di debito, che richiede una disponibilità immediata sul conto, la carta di credito si basa su una forma di credito a breve termine, concessa a condizioni pattuite in fase contrattuale. Il contratto deve essere redatto per iscritto e include le informazioni essenziali relative ai costi, ai tassi applicati, alle modalità di rimborso e alle penali per ritardi. I
n Italia, questi aspetti sono disciplinati dal Testo Unico Bancario, contenuto nel Decreto legislativo n. 385/1993, che regola i rapporti contrattuali tra cliente e intermediario.
Le principali tipologie e le differenze operative
Le carte di credito non sono tutte uguali: esistono la carta a saldo, la carta revolving, la carta aziendale e, in alcuni casi, le carte prepagate con funzioni simili al credito.
La carta a saldo è la più comune: le spese vengono addebitate in un’unica soluzione il mese successivo, senza interessi, a condizione che il pagamento avvenga entro la scadenza. La carta revolving, invece, prevede il rimborso rateale del credito utilizzato, con applicazione di un tasso di interesse definito contrattualmente.
Il credito revolving è soggetto alle normative sui contratti di credito al consumo, regolate dal Decreto legislativo n. 141/2010, che ha recepito la direttiva europea 2008/48/CE. La normativa impone agli emittenti l’obbligo di effettuare una valutazione del merito creditizio del cliente, di indicare chiaramente il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) e di informare preventivamente il titolare di eventuali variazioni contrattuali.
Sicurezza, diritti del titolare e normativa di riferimento
Dal punto di vista della sicurezza, la normativa italiana ed europea ha introdotto negli ultimi anni misure sempre più stringenti per la protezione dei dati e la prevenzione delle frodi. In particolare, con l’entrata in vigore della PSD2 (Payment Services Directive 2), recepita in Italia con il Decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 218, sono stati introdotti standard di autenticazione forte del cliente (SCA), validi per tutte le operazioni elettroniche.
Il titolare della carta, infine, gode di diritti ben precisi, inclusa la facoltà di contestare addebiti non riconosciuti, richiedere il blocco della carta in caso di smarrimento o furto e ottenere il rimborso di somme addebitate indebitamente.
Anche il Codice del Consumo, introdotto con il Decreto legislativo n. 206/2005, si applica in parte alle carte di credito, in particolare per quanto riguarda i contratti sottoscritti a distanza o fuori dai locali commerciali. In tali casi, il consumatore ha diritto a ricevere informazioni chiare e a esercitare il diritto di recesso entro 14 giorni.
Indice dei Contenuti